
Il 14 luglio, al Tribunale di Catania si doveva svolgere l’udienza finale del processo verso i 16 imputati, tre dei quali per mesi detenuti, per i fatti del corteo del 17 maggio 2025 nella stessa città. La sentenza è stata rinviata e, a seguito dell’istanza di scarcerazione presentata dai legali de* compagn*, con gioia abbiamo appreso della scarcerazione di Luigi, Bak e Alessio. Riportiamo comunque le righe di un testo prodotto per la presenza solidale di fronte il palazzaccio.
Nei faldoni Danilo aveva trovato anche un taccuino blu, una specie di diario. Si apriva così: “Da bambini facevano il bagno nella Miljacka”, e lui si era chiesto di chi parlasse sua madre: dei cugini, degli amici di infanzia? Soltanto arrivando in fondo al brano aveva capito che parlava dei cadaveri in decomposizione nel fiume della loro città. Aveva passato la notte a leggere quei frammenti un po’ sconclusionati, così diversi dai pezzi che Azra Simic aveva pubblicato sui giornali. Erano fotogrammi, allucinazioni. Erano vicende davvero accadute che lei aveva trasformato in scrittura, era la realtà che aveva attecchito in lei e, incistata dentro, aveva proliferato, fino a debilitarla, fino a ucciderla. Era la guerra inoculata nel suo organismo, dalle sue cellule filtrata, restituita. Era la guerra.”
Rosella Postorino, Mi limitavo ad amare te
Che cosa può un giudice? Che cosa può la sua penna? Quali trame esistenziali produce e scarta, cosa filtrano e restituiscono le sue cellule? La guerra di cui si parla nel frammento riportato, è quella della ex Jugoslavia, Sarajevo la città, retaggio di un tempo in cui i cittadini potevano decidere se guardarla o voltarsi dall’altra parte; oggi la guerra è dappertutto, a Gaza, in Libano, in Iran, nei mari, nelle molte galere, nei data center, nei cantieri, nei quartieri, nelle teste, nei corpi, nei reel, nei progetti green, al supermercato… e nei tribunali! Può un giudice, cosa piccola di per sé, fermare, provarci almeno, la guerra? No: perché un giudice piccolo, non può quello che potrebbero gli esseri umani se decidessero di rompere le catene della loro infanzia. Un giudice è un ingranaggio dello Stato, una macchina da guerra costantemente in funzione per mantenere i cittadini/sudditi abbastanza compressi da accettare la pace sociale, mentre arma e profitta sui genocidi in corso. Le sue armi, però, le si può vedere in azione anche sul fronte interno contro chi non accetta le regole del gioco, contro chi non sta in pace con la guerra.
Oggi, 14 luglio, un giudice deciderà della sorte di una decina di persone, nostri amici e amiche, per un corteo che il 17 maggio del 2025, passando da piazza Lanza, ha illuminato la propria rabbia contro quella istituzione di guerra contro i poveri che è il carcere, dove qualche giorno prima l’ennesimo detenuto aveva tentato il suicidio. Per quei fatti, 16 persone sono a processo con accuse pesanti e tre di loro scontano misure cautelari da mesi: Luigi e Bak in carcere, Alessio ai domiciliari.
Il 14 luglio di 237 anni fa a Parigi, una folla popolare armata e inferocita per le condizioni di miseria imposte dallo Stato e dai potenti, assaltò il carcere della Bastiglia e liberò le persone rinchiuse: fu l’inizio della Rivoluzione Francese. Se la qualità morale di un’azione non si valuta dall’esito, non c’è molta differenza tra quell’assalto vittorioso e la rabbia degna di pochi individui nel maggio dell’anno scorso. Un giudice lo sa bene: a fare la differenza tra ciò che può essere giudicato e ciò che è nei libri di storia,non è il valore ma la forza e la fortuna. Oggi quel giudice e tutto il suo Stato, hanno ancora la forza e la fortuna di potere condannare l* nostr* compagn* – eppure dovrebbero sapere quanto noi, che la forza e la fortuna con un alito di vento possono cambiare di campo.
Avranno la forza e la fortuna, glielo concediamo: ma la Grazia e la Giustizia saranno sempre con chi insorge!
anarchici e anarchiche
