Annunciaziò annunciaziò: è nata una nuova rivista siciliana, “IL MOVENTE”.

E’ nata una nuova rivista nel ventre osceno e rimosso della cosiddetta nazione. Tutto il ricavato, escluse le spese vive di produzione della rivista, andrà benefit alla cassa di solidarietà anti-carceraria VUMSEC (Palermo). In basso trovate degli estratti dell’editoriale e una nota redazionale sul nome e sul progetto. In questo numero dialoghiamo di colonialismo, repressione, guerra, carceri e cpr, antimafia, Palestina e tante altre cose… dalla Sicilia in lotta!
Per richiedere copie scrivere a: ilmoventerivista@bruttocarattere.org

Per chi può e vuole, questo il link per dare una mano ulteriore al progetto: un’iniezione preventiva di soldi, con una quota maggiore per le casse di VUMSEC. https://www.produzionidalbasso.com/project/aiutaci-a-stampare-la-rivista-il-movente-n-0/

AIUTACI A STAMPARE E A DISTRIBUIRE la neonata rivista IL MOVENTE
formato A4, 88 pagine, finita di scrivere a gennaio 2026

Dall’editoriale di questo numero 0, dal titolo Mari Maruso (che sta per mare agitato in siciliano):

“In Sicilia, bellezza assoluta e violenza assoluta convivono l’una di fronte all’altra, e a volte si abbracciano, ora in un abbraccio vitale, ora in un abbraccio mortale. […]

Ciò che ci muove nella scrittura di questo foglio è un’esigenza esistenziale. Un’urgenza. Un sentimento che viene dalle viscere, dalla pancia. Abbiamo delle cose da dire, e vogliamo accogliere contributi scritti che possano toccare i cuori di tuttx. […]

Interpretare la Sicilia, i luoghi che attraversiamo e respiriamo, capirne le relazioni di potere e sfruttamento, comprenderne le ingiustizie, le gioie e i dolori, significa capire il significato di questa insularità specifica, la Nostra insularità. […] Nella colonia, nella frontiera, lo Stato inventa le proprie mitologie di autolegittimazione, giustifica la propria esistenza, costruisce legittimità ideologica per rafforzare la cultura statale nell’Isola e allo stesso tempo nutre il potere centrale con risorse simboliche potenti. […]

Nata dalla necessità di indagare geografie incognite o innominate, come lo sono state queste pagine per il luuungo tempo della loro gestazione, alla creatura serviva un nome.
Se l’armonizzazione di mezzi e fini è già un cammino impervio dell’agire, sintetizzare in poche ma significative lettere sguardi, pulsioni e posture che si vogliono dare come aperte e conflittuali lo è ancora meno. A cosa si accordano i mezzi e i fini? Alla volontà! A tutti quei “vogliamo”, a ciò che ci ha portato ad incontrarci e darci proprio questo strumento. IL MOVENTE!
Sovvertendo e rovesciando il lessico della criminalizzazione e della punizione, scegliamo la scomodità di chi non cerca giustificazioni, legittimazioni o scuse, ma esploriamo radicalmente cosa vuol dire conoscersi e desiderare – di cosa vuol dire riappropriarsi e rivendicare – di cosa vuol dire davvero scegliere. Chiedendo “cosa ci muove?” impariamo cosa ci paralizza e costringe – i loro come. Chiedendo “cosa ci muove?” sperimentiamo e mettiamo alla prova chi siamo e chi possiamo essere – i nostri come. Nel porci la domanda, evadiamo la banalità mortifera delle certezze e apriamo alla condivisione di intuizioni, strumenti e tentativi di risposta. Cosa ti muove?”